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Perchè ci si interessa di comunità e quindi di partecipazione al progetto per intervenire sulla dimensione locale verso la sostenibilità? Il Design non si è confrontato da anni con il tema della sostenibilità?

Certo, il Design si è confrontato a lungo con il tema della sostenibilità, imparando da successi ed insuccessi.1 La conclusione è che non basta intervenire con un semplice redesign (o ecodesign) riducendo il numero di materiali e la loro quantità, nè proponendo servizi, che non sono poi così immateriali come si vorrebbe. Questi tentativi hanno infatti avuto un effetto contrario (rebound effect), che ha portato all’aumento di prodotti e servizi offerti (e quindi all’aumento di risorse utilizzate).

La strada che ora si pensa sia più promettente è quella di proporre (e favorire la diffusione) di stili di vita sostenibili, basati su un utilizzo ragionato ed equo delle risorse. Stili di vita che possono essere proposti da designer ed imprese, ma che molto più spesso sono già esistenti, anche se minoritari: poco diffusi e poco conosciuti nella società. Casi che Ezio Manzini chiama Comunità Creative2. Iniziative bottom-up di auto-organizzazione (perlopiù su base comunitaria) per la messa in pratica di attività sostenibili nella propria dimensione locale.

Un ruolo che il Design potrebbe rivestire è quindi anche quello di favorire l’emergenza e la diffusione di queste Comunità Creative, attraverso la fornitura di prodotti, artefatti comunicativi, servizi e strategie che permettano loro di svolgere le proprie attività con successo. Ma come può il Design relazionarsi ad una comunità, dato che non ha, tradizionalmente, una tale esperienza?

Certo, si potrebbe imparare qualcosa da Architettura, Urbanistica e Web Design, discipline che tradizionalmente hanno preso in considerazione la partecipazione ai processi progettuali.

Ci si auspica quindi che il Design apprenda a relazionarsi con la complessità delle comunità e della loro dimensione locale, osservando quelle discipline e quei casi che sono riusciti a farlo con successo…come ad esempio anche le comunità Open Source, P2P e simili

(continua)

Notes:

  1. (2003) Manzini E., Jegou F., Quotidiano sostenibile. Scenari di vita urbana, Edizioni Ambiente, Milano []
  2. (2006) Manzini E., Creative communities, collaborative networks and distributed economies. Promising signals for a sustainable development , Dis-Indaco, Politecnico di Milano, (link al file, in inglese) []
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