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Perché il Design dovrebbe imparare a relazionarsi alla complessità?

Perché il territorio e le comunità che in esso vivono sono caratterizzate da una tale complessità che un processo progettuale ad essi dedicato deve tenerne conto, se si vuole che abbia dei risultati con maggiori probabilità di successo.

La comprensione della Complessità, per un progettista, significa progettare nella e per la Complessità1. Quindi, nella e per la complessità di una comunità e del territorio in cui si inserisce.

La relazione tra Design e Complessità rappresenta un campo di studio estremamente affascinante, che sta muovendo i suoi primi passi: le Teorie della Complessità sono relativamente recenti e sussiste nella società (e quindi anche nella comunità del progetto) una mentalità più vicina alla riduzione della complessità, che alla sua valorizzazione. Non a caso, una delle ragioni della nascita di questo blog è stato proprio il desiderio di approfondire questa relazione.

Potremmo passare molto tempo quindi prima di comprendere come affrontare la complessità di una comunità, ma per fortuna dal fenomeno del Free Software / Open Source ci viene in aiuto una considerazione molto importante. Secondo Ko Kuwabara2 la comunità di Linux ha avuto successo perché è riuscita ad affrontare la complessità senza ridurla, attraverso la propria complessità intrinseca. Le forme organizzative Open P2P sono quindi potenzialmente adatte a gestire la complessità.

Ritornerò su questo tema in seguito, data la sua importanza; per il momento vi consiglio comunque di leggere il testo di Kuwabara. Possono esserci molti insegnamenti da trarre dal fenomeno Free Software / Open Source, ma per me questo è stato forse il più importante. Da un lato, è una ulteriore prova della validità della forma organizzativa e dei principi Open P2P, che permettono una gestione promettente della complessità. Dall’altro lato, mostrano come non sia poi così distante il Design dalla Complessità, se apprenderà a rapportarsi ad essa dalle comunità Open P2P.

Ma come sono riuscito a legare il Design alle Comunità Open P2P, tenendo conto della loro complessità? Per fare un brevissimo riassunto, le Comunità Open P2P si caratterizzano attorno ad una attività principale. Fortunatamente, una attività può essere considerata con una visione sistemica attraverso la Teoria dell’Attività, che a sua volta è stata collegata al Design dei Servizi da Daniela Sangiorgi. Ecco un articolo accessibile online: (link al file, 744 Kb, in italiano). Spiegherò meglio questo collegamento in seguito, per il momento potete trovare comunque tutto all’interno della mia tesi (link al file, 20 Mb, in italiano).

L’approccio alla Complessità, per un intervento progettuale, non è necessario solo per comunità o territorio, ma è auspicabile per ogni ambito di progetto. Ad esempio ogni prodotto, in tutto il suo ciclo di vita, ha relazioni con la dimensione sociale (chi lo progetta, produce, vende, distribuisce, utilizza) e la dimensione locale (dove queste persone agiscono e da dove provengono le risorse che permettono loro di farlo). Comprendere queste relazioni nascoste può portare a sviluppare progetti (prodotti, artefatti comunicativi, servizi, strategie) con maggiori probabilità di sostenibilità e successo commerciale.

Per questo motivo ritengo strategica la relazione tra Design e complessità!

La realizzazione della esistenza della dimensione della Complessità non è solo utile nello sviluppo di un progetto (e quindi del Design), ma anche nell’ottica della Sostenibilità…

(continua)

Notes:

  1. Silvia Pizzocaro, Design e complessità, in AA.VV., Design multiverso, Poli.design, Milano 2004 []
  2. Ko Kuwabara, Linux: A Bazaar at the Edge of Chaos, First Monday, volume 5, number 3 (March 2000),
    http://firstmonday.org/issues/issue5_3/kuwabara/index.html []
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