June 9, 2007, 11:48 pm
Intro.05: Design e Complessità verso la Sostenibilità
Categories: openp2pdesign.org
Tags: Complexity, Design, Modernity, Open P2P Communities, Sustainability

L’ecosistema della foca comune: rete delle interazioni alimentari (particolare)
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Perchè la comprensione della Complessità può essere utile per la comprensione della Sostenibilità?
Perché, a mio avviso, la mancata comprensione della insostenibilità della società attuale è anche un problema di mancata comprensione della complessità dei sistemi naturali, sociali ed economici in cui viviamo.
Il tentativo di riduzione (o di sopravvalutazione) della Complessità è nato con la Modernità, che lo ha applicato ai sistemi sociali, ambientali e territoriali (portandoci verso l’insostenibilità). Per Rullani1 infatti la Modernità (e in special modo la programmazione della grande impresa fordista) genera ambienti artificiali a complessità ridotta, che hanno il pregio di rendere controllabili i comportamenti degli agenti. E una modernità che procede riducendo la complessità del mondo umano e sociale ha pochissimi punti di contatto con la nozione di territorio, inteso come sintesi sedimentata in un luogo, di storia, cultura e di relazioni tra gli uomini e l’ecosistema. Nella teoria e nella pratica dell’economia moderna, il territorio è di fatto scomparso; al suo posto spazi artificiali, privi di complessità e posti a disposizione del calcolo di convenienza.
Un territorio senza complessità è un territorio senza qualità, uno dei tanti luoghi (o nonluoghi2), addensamenti o rarefazioni prodotte dall’algoritmo di calcolo. Se il Design si interessa di territorio (per la sua qualità), deve affrontare questa complessità.
Questa strategia riduzionista ha mostrato nel corso degli anni di essere efficace solo nel breve termine, aumentando invece problemi ed effetti secondari nel lungo termine, soprattutto in termini di impatto sostenibile. Di fatto, persiste una tendenza maggioritaria a considerare la sostenibilità in maniera riduzionista, ricercando singole soluzioni pratiche e tecnologiche a singoli problemi, e non soluzioni sistemiche per la complessità del sistema sociale.
Emerge tuttavia una consapevolezza dell’importanza di affrontare la complessità rivalutando la dimensione locale come il luogo specifico di ogni azione per il raggiungimento della sostenibilità. La complessità della società attuale e degli ecosistemi in cui risiede richiedono la comprensione delle interrelazioni sottostanti alla scala locale e a quella globale. Per capire a che risultati le pratiche economiche (e quindi anche progettuali) attuali ci stiano portando, bisogna infatti comprendere le connessioni nascoste tra le dimensioni economiche, sociali ed ambientali, e i cicli di retroazione che generano. La sostenibilità, a livello locale e globale, ha una dimensione complessa ineludibile.
La nostra società, la nostra economia, e gli ecosistemi in cui viviamo (e da cui traiamo risorse) sono sistemi complessi, che interagiscono a vicenda; la mancata comprensione delle loro connessioni (e quindi della loro complessità) porta alla mancata comprensione delle iniziative realmente necessarie per il raggiungimento della sostenibilità.
In un sistema complesso, le connessioni tra tutti gli elementi del sistema rappresentano l’architettura che lo sostiene e ne permette la sopravvivenza. L’eliminazione di anche un solo elemento, può provocare effetti a catena, sino a portare al collasso dell’intero sistema (in un ecosistema, ad esempio, tutti gli esseri viventi presenti in esso). E quindi la stessa cosa avviene anche nel sistema sociale e nel sistema economico: ogni azione (anche progettuale) deve essere pensata senza sopravvalutare la complessità e le connessioni tra gli elementi.

L’ecosistema della foca comune: rete delle interazioni alimentari (totale)
In queste connessioni tra sistema sociale, economico e naturale, vive il designer e quindi agisce il Design, che può forse imparare dalle Comunità Open P2P come gestire questa molteplicità di elementi e direzioni. La diversità è il carattere distintivo della natura e il fondamento della stabilità ecologica, e le comunità Open P2P presentano pratiche in grado di valorizzare la diversità dei propri partecipanti riuscendo a costruire una intelligenza collettiva, basata su un apprendimento reciproco e quindi aperto e tollerante.
Forme organizzative e principi Open P2P sono sì ben definiti, ma ancora molto laschi e malleabili, tant’è che c’è chi crede siano un esempio di Anarchia, di Comunismo, di Capitalismo puro, che non siano Comunismo (o quasi), oppure un fenomeno radicalmente differente, da studiare in profondità.
É quindi possibile studiare come modificare e applicare queste forme organizzative comunitarie, che possono assumere differenti forme: proprio la loro flessibilità ne ha causato la diffusione ad altri ambiti. Quindi potremmo utilizzare forme organizzative Open P2P per diffondere attività discutibili come attività militari, attività di controllo, o attività che, aumentate di scala, aumentano il loro inquinamento e il divario tra ricchi e poveri (rappresentando una prospettiva futura inquietante). Oppure potremmo utilizzare per diffondere attività sostenibili dal punto di vista sociale, economico ed ambientale.
Possiamo vedere queste forme organizzative come una scatola: hanno una forma (valori e pratiche organizzative), ma è il contenuto che dà loro un senso ed una direzione. Contenuto che deve sì essere adatto alla forma della scatola, ma abbiamo visto che questa è abbastanza flessibile: occorre quindi decidere quali contenuti utilizzare. Vista la capacità queste forme di gestire la complessità, è possibile scegliere di utilizzarle per entità complesse come il territorio e la sostenibilità e quindi per un Design ad esse diretto.
Design, Dimensione Locale, Open Source, P2P, Web 2.0, ecc. sono quindi al centro della mia ricerca (e quindi di questo sito web), ma analizzati dal punto di vista della complessità e della sostenibilità.
Verranno quindi analizzati anche tutti quei casi che non si interessano esplicitamente alla sostenibilità, ma che potrebbero esserci utili per capire come possa essere fatto.
Quindi non ci resta che sapere qualcosa in più sulle Comunità Open P2P e su come il Design possa progettare per loro…
(continua)
Notes:
- (2002) Rullani E., Il distretto industriale come sistema adattativo complesso, in Quadrio Curzio A., Fortis M. (a cura di), complessità e distretti industriali: dinamiche, modelli, casi reali, Il Mulino, Bologna [↩]
- Marc Augé, Nonluoghi : introduzione a una antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano 1993 [↩]


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