« Intro.01 « Intro.02 « Intro.03 « Intro.04 « Intro.05

Un approfondimento sulle Comunità Open P2P…

Una prima definizione di Comunità Open P2P

Prima di riassumere brevemente la parte più metodologica della mia tesi e le conclusioni da trarre, penso sia utile una precisazione su quei casi che ho definito Comunità Open P2P. La metodologia che ho sviluppato nella tesi, infatti, è stata sviluppata prendendo in considerazione prima alcuni casi esistenti, ed in seguito quali strumenti e teorie del design fossero a loro adatti.

Svolsi quindi una ricerca di casi con una forma organizzativa a base comunitaria, basata sulla collaborazione, in grado di costruire reti collaborative sia brevi che lunghe, dove i partecipanti ricoprono un ruolo attivo importante, arrivando fino ad un numero potenzialmente elevato. Certamente questa era una definizione ancora vaga, quindi iniziai cercando quei casi che si stavano ispirando al fenomeno Free Software / Open Source / P2P, in quanto già allora (inizio 2005) si pensava che avessero sviluppato forme organizzative e principi in grado di essere adottati in altri campi con successo1.

La collaborazione è sempre esistita, ma solo oggi la sua importanza è stata amplificata a tali livelli da poter essere considerata, in molti ambiti, più promettente della sola competizione. Grazie alle infrastrutture distribuite delle ICT, la collaborazione si sta diffondendo come modalità organizzativa anche al di fuori delle comunità Free Software / Open Source / P2P.

A tutti questi casi direttamente ispirati dal fenomeno Open P2P2, ne ho quindi affiancati altri che, pur non richiamandosi ad esso esplicitamente, presentavano tratti in comune (e quindi potevano essere stati influenzati indirettamente)3. Infine, alcuni casi precedenti (e quindi senza relazioni), ma che avevano sviluppato forme organizzative comunitarie in grado di costruire reti collaborative lunghe, con un ruolo attivo dei partecipanti4.

L’esistenza di queste ultime due categorie di casi è di importanza fondamentale: le forme organizzative su base comunitarie non sono un caso isolato al software Open Source / Free Software / P2P, ma sono quindi promettenti e tendono a sviluppare alcune caratteristiche comuni, che quindi possono essere utilizzate per un ampio raggio di situazioni e discipline, indipendentemente dal grado di tecnologia utilizzato. Il fenomeno Open Source / Free Software / P2P è quindi importante per aver agito da modello alla ricerca di casi in cui l’organizzazione comunitaria ha costituito un vantaggio notevole rispetto alle altre forme organizzative. Inoltre, ha esplicitato una propria forma organizzativa scalabile ed innovativa, adatta a raccogliere le sfide della società della conoscenza.

Tutti questi casi rappresentano forme organizzative comunitarie, basate sulla collaborazione attraverso la condivisione di flussi di informazioni e a volte di risorse materiali. Mentre le organizzazioni tradizionali si basano su una gerarchia verticale che comanda e controlla, le comunità Open P2P si basano su una rete orizzontale in cui ogni partecipante comanda solo se stesso e contribuisce a controllare la rete. Mentre nelle gerarchie verticali i rapporti sono definiti dal potere (top-down), nelle comunità Open P2P sono definite dalla reputazione (bottom-up). La struttura è quindi di tipo reticolare orizzontale, dove la reputazione diventa una forza centripeta di influenza verso gli altri partecipanti. Queste comunità possono assumere forme sia localizzate che globali e virtuali; le accomuna la capacità di costituirsi e auto-organizzarsi nello svolgimento di una attività principale per la soluzione di uno specifico problema, a cui né le istituzioni né il mercato pongono soluzioni soddisfacenti. La loro caratteristica di comunità permette la creazione di capitale sociale, in grado di generare ulteriori processi di miglioramento della dimensione locale, attraverso il collegamento che effettuano tra reti brevi (ossia l’interesse per la dimensione locale) con reti lunghe (coinvolgendo un numero potenzialmente ampio di partecipanti).

Una definizione lasca, fra tante classificazioni

Questa è quindi la definizione concisa di quei casi che ho denominato Comunità Open P2P. Certamente, come ogni classificazione, si corre il rischio di generalizzare eccessivamente e quindi di accomunare casi tra loro differenti. A questo rischio, sempre presente, si aggiunge il fatto che chi si avvicina ad un tema che conosce da qualche tempo, ma superficialmente (come ero io all’inizio della tesi), più facilmente sarà portato ad ingenuità nella ricerca. Spero che mi aiuterete a correggere eventuali errori!

Passato un anno dalla discussione della tesi, forse la definizione di Comunità Open P2P dovrebbe essere ripensata e ridefinita. Probabilmente in futuro potrebbe essere conveniente o necessario fare una distinzione tra quei casi in cui la comunità rischia di venire “usata” per produrre valore, e quei casi in cui è essa stessa che dirige l’attività.

Ma per il momento penso sia meglio continuare ad osservare questi fenomeni, mentre sono vivi e agiscono, lasciando pretese di definizioni esaustive a periodi futuri. Nondimeno, questa definizione è stata per me utile, se non altro per districarmi nel vasto numero dei casi riconoscibili. Rimaniamo, almeno per il momento, con una definizione che sappiamo lasca ed adattabile.

Mi pare comunque giunto il momento di segnalare altri due fenomeni (o se volete quindi, anche categorie di definizione) che sono esplosi verso la fine della mia tesi o dopo, e che con le Comunità Open P2P mantengono relazioni strette. Si tratta del Web 2.0 e del Crowdsourcing. Ritornerei su di loro più approfonditamente in post futuri, per il momento vi spiego come mai ho classificato come Comunità Open P2P casi che ora vengono considerati come Web 2.0 o Crowdsourcing.

La mia ricerca è partita da casi esistenti, con una classificazione iniziale ampia e flessibile, ed il suo punto di partenza è stato il fenomeno Free Software / Open Source / P2P e la sua diffusione in altri ambiti. All’epoca (marzo 2005) era già stato definito il termine Web 2.0, ma non era ancora esploso come è successo nel 2006, a mio avviso, con il successo di YouTube. Mi sembrò più utile basarmi invece sul Free Software / Open Source / P2P. E il termine Crowdsourcing è nato nel Giugno 2006, quando la tesi era ormai terminata.

Quindi, il motivo principale per la mancanza del Web 2.0 e del Crowdsourcing all’interno della tesi è dovuta principalmente per un fattore temporale.
L’interesse verso le forme organizzative e i principi sviluppati dai fenomeni del Free Software (e Open Source e P2P) nasce alla fine degli anni Novanta. Bisogna aspettare tuttavia il 2003 per assistere ad una prima consapevolezza generale di questa possibilità, grazie all’articolo di Goetz apparso su Wired5. La metodologia organizzativa dell’Open Source viene vista come l’infrastruttura più adatta per l’attuale economia basata sulla conoscenza, così come la catena di montaggio lo è stata per una economia di tipo fordista.
L’interesse per forme organizzative Open Source / Free Software / P2P nasce quindi prima della definizione del Web 2.06.

Inoltre, rappresentano secondo me dei fenomeni strettamente correlati, la cui classificazione e distinzione sta avvenendo lentamente. Anche il Web 1.0 è stato sviluppato da comunità, con dinamiche bottom-up e P2P, attraverso la condivisione e con software Open Source / Free Software. Quindi non è stato il Web 2.0 ad introdurre queste dinamiche, già presenti da anni nell’ambiente della programmazione informatica sotto forma di etica hacker. Il Web 2.0 rappresenta quindi una fase in cui queste dinamiche sono state sicuramente ampliate, rinforzate e diffuse. Web (1.0, 2.0), Free Software / Open Source e P2P rappresentano a mio avviso dei fenomeni strettamente correlati, che non conviene considerare separatamente. La classificazione di Comunità Open P2P, così com’è ora, va bene anche per servizi Web 2.0 come YouTube.

Sebbene il tema della classificazione sia in costante sviluppo e riflessione, è possibile assumere per il momento la classificazione parziale delle comunità Open P2P che ha il vantaggio di raccogliere casi direttamente ispiratisi dal Free / Open Source / P2P Software, sia quelli che ad esso non si richiamano direttamente (ma che ne condividono principi e forme organizzative), siano essi casi recenti o antecedenti. Se vogliamo imparare dalle comunità per progettare con e delle comunità, mantenere una classificazione lasca può essere utile (mantenendo ovviamente la dimensione comunitaria al centro).

Un primo elenco di Comunità Open P2P (1.1)

Ecco di seguito l’elenco delle Comunità Open P2P da me raccolte durante lo svolgimento della tesi (inizio 2005 – inizio 2006). Il numero di casi è aumentato notevolmente, soprattutto se consideriamo quei casi che ora classificherei come Web 2.0 e Crowdsourcing; per il momento consideriamo questo elenco, in seguito parlerò di nuovi casi interessanti. I casi sono stati classificati in base all’attività principale per cui si riuniscono e formano reti collaborative.

Reti collaborative per raggiungere una massa critica di partecipanti

Reti collaborative per produrre informazioni e conoscenza

Reti collaborative per svolgere ricerche

Reti collaborative per progettare

Reti collaborative per organizzare attività economiche

Reti collaborative per migliorare la condizione locale

Reti collaborative per sostenere altre comunità

Comunità Open P2P e tipo di partecipazione

Ho sempre detto che queste Comunità Open P2P si auto-organizzano, e questa affermazione andrebbe chiarita meglio ora. Innanzitutto, si formano per risolvere un proprio problema/necessità attraverso lo svolgimento di una attività collaborativa. Le relazioni sociali possono essere già preesistenti ma spesso, se si sviluppano, lo fanno attraverso lo svolgimento dell’attività. Possiamo inoltre effettuare una distinzione sul tipo di partecipazione possibile: ci sono due modi in cui possono auto-organizzarsi. E sono con:

  • una partecipazione bottom-up: una comunità si forma autonomamente, per la risoluzione di un proprio problema (es: Amul);
  • una partecipazione top-down: viene offerto un servizio (pubblico o privato), che permette la formazione di una comunità e su di essa basa il suo funzionamento (es: YouTube).

Il punto fondamentale è: chi prende l’iniziativa e cerca persone per formare una comunità? E con quali obiettivi?

Se si vuole definire meglio questa distinzione: Free Software è bottom-up, Open Source e P2P potrebbero essere bottom-up o top-down, Web 2.0 e Crowdsourcing sono top-down.

Inoltre, da questa distinzione bottom-up e top-down, viene una ulteriore considerazione: quanto sono Open e P2P? I dati, le informazioni, i processi, i risultati, sono accessibili e gestibili in maniera aperta e paritaria? Certo questo è un tema delicato e va approfondito, ma rimane sempre di centrale importanza.

Questa distizione ha come conseguenza che, come designer, possiamo intervenire per una comunità in due modi: o offrendo le proprie capacità professionali a comunità esistenti, o ideando e sviluppando servizi (sia pubblici che privati, quindi sia in istituzioni locali, regionali e nazionali, sia in imprese) che si basino su comunità.

Prima di arrivare alle conclusioni della mia tesi (e con un anno di distanza, quindi un pò più ponderate), rimane ancora una cosa da riassumere: come si relaziona il designer ad una Comunità Open P2P (e quindi verso un Open P2P Design).

Come si può sviluppare un progetto per una comunità che si forma attorno ad una attività collaborativa?

(continua)

Notes:

  1. Mulgan G., Steinberg T., Salem O., “Wide Open. Open source methods and their future potential”, Demos, London 2005, http://www.demos.co.uk/publications/wideopen []
  2. Ad esempio: Thinkcycle, OSCar, Open Health. []
  3. Ad esempio: BBC Action Network, Neubauten.org, Pledgebank. []
  4. Ad esempio: Amul, Dabbawalla, Grameen Bank. []
  5. Goetz, T., “Open Source Everywhere. Software is just the beginning … open source is doing for mass innovation what the assembly line did for mass production. Get ready for the era when collaboration replaces the corporation”, Wired Issue 11.11, 2003 http://www.wired.com/wired/archive/11.11/ []
  6. Ad esempio, Thinkcycle viene fondata nel marzo 2000, 4 anni prima della definizione di Web 2.0 []
Share

Leave a Reply


Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported License.