Sistema di Attività

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Come si può sviluppare un progetto per una comunità che si forma attorno ad una attività collaborativa?

In breve: attraverso la co-progettazione della sua attività (e delle caratteristiche che la permettono) come un servizio collettivo complesso.

1. Attività di una comunità e Sistemi di Attività

Per poter comprendere appieno le caratteristiche generali condivise delle comunità Open Peer-to-Peer, è possibile utilizzare una teoria sviluppata appositamente per lo studio delle attività umane: la Teoria dell’Attività (Activity Theory). Comprendendo come avvengono le attività svolte dalle comunità Open Peer-to-Peer, possiamo comprendere il loro funzionamento e le loro caratteristiche generali, dato che le comunità Open Peer-to-Peer si formano principalmente per lo svolgimento di una o più attività.
La Teoria dell’Attività sottolinea il carattere situato dell’azione umana, evidenziando come gli obiettivi e lo svolgimento dell’azione, dato lo scopo generale dell’attività a cui appartiene, siano costruiti e negoziati continuamente in funzione delle condizioni locali. La mediazione sociale che sta alla base dell’attività si traduce in un continuo processo di apprendimento e di creazione di nuova conoscenza.

Nella Teoria dell’Attività, il Sistema di Attività rappresenta l’unità di analisi per lo studio del comportamento umano, una sorta di “mappa concettuale” che evidenzia i luoghi principali attorno ai quali la cognizione umana è distribuita e attraverso cui l’azione umana è mediata. Il modello del Sistema di Attività, unità di analisi dinamica dell’attività umana, descrive gli elementi principali attraverso i quali l’azione umana è mediata ovvero gli artefatti (mediazione strumentale) e la comunità (mediazione sociale) con cui il soggetto individuale o collettivo interagisce secondo regole, implicite o esplicite, e una divisione del lavoro (ruoli), ovvero l’organizzazione di ruoli e compiti.

Il Sistema di Attività è uno strumento di lettura delle azioni umane, utilizzabile a differenti scale: l’attività di una singola persona, quella di un gruppo, quella di una comunità, quella di una società. La singola azione umana non viene inoltre letta come unità discreta ed isolata, ma riceve significato dal suo essere parte di un Sistema di Attività collettivo socialmente e storicamente generato; a sua volta l’azione individuale contribuisce dal basso alla continua creazione e riproduzione dei Sistemi di Attività.

Il Sistema di Attività rappresenta quindo uno strumento di analisi sistemico della complessità delle attività umane. Non è una realtà statica, ma è in continuo movimento e trasformazione a seconda di come i singoli elementi si modifichino ed evolvano e di come l’attività venga rinegoziata nel tempo.
Le trasformazioni a cui è soggetto un Sistema di Attività nel tempo sono dovute infatti al fatto che le attività non sono unità isolate, ma sono più come nodi all’interno di reti formate da altri Sistemi di Attività che si incrociano e si influenzano a vicenda. Un Sistema di Attività non si trova mai isolato, ma interagisce con una rete di altri Sistemi di Attività.

2. Attività e struttura delle Comunità Open P2P

Dunque la Teoria dell’Attività, attraverso il modello del Sistema di Attività può essere utilizzata per analizzare e descrivere il funzionamento delle comunità Open Peer-to-Peer. Data la natura particolare delle comunità Open P2P, è utile aggiungere a questo modello una descrizione della struttura della comunità. Le comunità Open Peer-to-Peer non sono infatti caratterizzate da gerarchie, ma ciò non significa che non vi siano posizioni preminenti al loro interno: le posizioni di potere (gerarchia) impongono un comportamento alle persone, mentre le posizioni di reputazione indicano quali siano le direzioni e i comportamenti più promettenti.

Molti ricercatori1 hanno così notato come le comunità Open Source (e quindi anche molte comunità Open Peer-to-Peer) si organizzino con una struttura orizzontale caratterizzata da un centro gravitazionale dove la “forza gravitazionale” che muove i partecipanti verso il centro o verso l’esterno è la reputazione2 e non il potere. Si ha quindi una forma organizzativa non gerarchica, ma reticolare ed orizzontale; questa struttura è simile a quella identificata da Lave e Wenger3 nelle Comunità di Pratica e denominata Legitimate Peripheral Participation (LPP).

Le comunità Open Peer-to-Peer hanno quindi una struttura radiale, dove si susseguono, dall’esterno verso l’interno, vari livelli caratterizzati da una reputazione ed impegno maggiori per chi vi si trova. Ad ogni livello può corrispondere un determinato ruolo (si può accedere ad un ruolo solo se in possesso di una determinata reputazione), oppure uno stesso ruolo può essere visto con una struttura centripeta basata sulla reputazione (vi sono vari livelli di reputazione all’interno di uno stesso ruolo, ognuno caratterizzato da un impegno e mansioni differenti).
È quindi utile ragionare in termini di livello di reputazione ed impegno: andando verso il centro aumenta l’impegno da parte dei partecipanti e la loro reputazione. Si muovono verso il centro grazie al fatto che il loro impegno aumenta la loro reputazione, ed aumentano il proprio impegno per mantenere o aumentare la propria reputazione. Di questo modo si viene a formare un ciclo di retroazione positivo che spinge i partecipanti ad impegnarsi con crescente intensità.

3. Comunità Open P2P descritte da Sistemi di Attività

Utilizzando il Sistema di Attività (e integrandolo con una descrizione dei livelli di reputazione presenti) è possibile quindi descrivere una Comunità Open P2P; eccone un esempio:

Tabella 1.
BBC Action Network
Esempio di Comunità Open Peer-to-Peer descritta tramite Sistemi di Attività (Fonte: Menichinelli 2006)
attività fornire strumenti ed informazioni per affinchè possano essere svolte campagne di pressione pubblica da parte dei cittadini per migliorare le condizioni locali
soggetto BBC, cittadini che desiderano risolvere alcuni problemi locali, istituzioni
oggetto informazioni necessarie per l’organizzazione di campagne di pressione
risultato permettere ai cittadini che lo desiderano la organizzazione di campagne di pressione pubblica per sensibilizzare la società su problemi locali
artefatti sito web (informazioni, spazio personale ad ogni utente, motore di ricerca di altri utenti)
regole non svolgere campagne politiche o commerciali, non insultare
comunità cittadini britannici, istituzioni
divisione del lavoro (ruoli) gestione del sito web, coordinatore di campagne, organizzatore di gruppo, responsabile delle pubbliche relazioni, coordinazione dei nuovi membri, tesoriere, mentore
livelli di reputazione
  • nucleo centrale: BBC
  • membri attivi: cittadini che cercano di organizzare campagne
  • membri periferici: cittadini che sono alla ricerca di campagne cui aderire

4. Sistemi di Attività e Design dei Servizi

Questa centralità dell’attività, in una Comunità Open P2P, può facilitare interventi progettuali ad essa diretti, grazie ad alcune riflessioni provenienti dal design dei servizi, incentrate sullo studio dei servizi come interazioni prima e dei servizi come interazioni tra Sistemi di Attività poi.

Un servizio infatti può essere visto in molti modi, come prestazione, processo ed interazione, visioni che mettono in luce la sua natura di azione umana e quindi di intangibilità. Se visti come interazione, la loro progettazione quindi diviene tradizionalmente la progettazione di interazioni fra un utente ed ente erogatore, suddiviso in front office (la parte dell’ente con cui l’utente interagisce) e back office (la parte dell’ente attiva nella erogazione del servizio ma con cui l’utente non interagisce).
L’interazione quindi come incontro tra erogatore e fruitore, che diviene il punto fondamentale per capire la qualità del servizio (service encounter), e dove quindi indirizzare la sua progettazione4.

Per Pacenti, il fulcro dell’attività di progettazione strategica del servizio sta infatti nella definizione della “piattaforma di interazione” tra il servizio e l’utente. La piattaforma dell’interazione è il contesto (l’architettura del sistema) in cui ha luogo l’interazione tra servizio e utenti. Nella costruzione della piattaforma confluiscono i valori proposti dall’azienda, che si materializzano nella sua offerta, e la co-produzione di tali valori da parte dell’utente, che partecipa mettendo in campo il proprio impegno, le proprie risorse e le proprie competenze. La piattaforma di interazione è il luogo di incontro tra l’offerta del servizio e la partecipazione dell’utente all’interno di un contesto valoriale condiviso.

È in questo ambito di studio dei servizi come interazione che si inserisce l’opera di Daniela Sangiorgi5 , che collega il design dei servizi con la Teoria dell’Attività, in modo da risolvere la mancanza di un modello interpretativo del servizio che tenga in considerazione i principali elementi del servizio che influenzano la percezione ed il comportamento dei partecipanti all’interazione. Insomma, un modello interpretativo in grado di contemplare la elevata complessità sociale che caratterizza un servizio.

Interazione tra Sistemi di Attività

Un servizio può quindi essere descritto come un’attività formata da una sequenza di service encounter (o interazioni), descrivibili come sistemi di azioni situate co-prodotte nell’incontro/confronto tra il Sistema di Attività dell’utente e il Sistema di Attività dell’impresa di servizio (o, più in generale, tra i vari partecipanti del servizio). L’attività, quindi, se vista come una rete di interazioni tra partecipanti, può essere considerata come un servizio. E quindi progettata come un servizio. Essa infatti viene svolta attraverso una rete di interazioni tra i vari partecipanti, i quali assumono i ruoli derivanti dalla divisione del lavoro.
Nel caso del design dei servizi, quindi, l’oggetto di design coincide con il Sistema di Attività stesso, che diventa l’oggetto del progetto, ma anche lo strumento di analisi e progettuale.

Si potrebbe quindi pensare di poter “progettare” le Comunità Open P2P “progettando” la loro attività. In realtà occorre effettuare ancora due passaggi per poter giungere ad una metodologia appropriata, tenendo in considerazione correttamente la complessità di una comunità e del progetto ad essa diretto.

È possibile “progettare” una comunità? Che cosa di essa è possibile progettare?

(continua)

Notes:

  1. Crowston K., Howison J., (febbraio 2005), The social structure of Free and Open Source software development, First Monday, volume 10, n. 2, http://firstmonday.org/issues/issue10_2/crowston/index.html;
    Madanmohan T.R., (2002), Roles and Knowledge Management in Online Technology Communities: An Ethnography Study, Indian Institute of Management-Bangalore, Digital, http://opensource.mit.edu/papers/madanmohan2.pdf Madanmohan2.pdf;
    Nakakoji K., Yamamoto Y., Nishinaka Y., Kishida K., Ye Y., (2002), Evolution Patterns of Open-Source Software Systems and Communities, Proceedings of International Workshop on Principles of Software Evolution, ACM Press, New York, http://www.kid.rcast.u-tokyo.ac.jp/~kumiyo/mypapers/IWPSE2002.pdf []
  2. Watson A., (2005), Reputation in Open Source Software, College of Business Administration Northeastern University Working paper, http://opensource.mit.edu/papers/watson.pdf []
  3. Lave J., Wenger E., (1991), Situated Learning: Legitimate Peripheral Participation, Cambridge University Press, Cambridge []
  4. Pacenti E., (1992/93), Il design dei servizi, Tesi di laurea, rel. Ezio Manzini ; co-rel. Emmanuele Villani, Politecnico di Milano
    Pacenti E., (1998), Il progetto dell’interazione dei servizi: un contributo al tema della progettazione dei servizi, Tesi di dottorato, tutor: Ezio Manzini ; contro-tutor: Giovanni Anceschi, Politecnico di Milano, Dipartimento di disegno industriale e tecnologia dell’architettura []
  5. Sangiorgi D., (2004), Design dei servizi come design dei sistemi di attività : la teoria dell’attività applicata alla progettazione dei servizi, Tesi di dottorato di ricerca in Disegno Industriale, XV ciclo []
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