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Definendo la piattaforma, è possibile comprendere a cosa, operativamente, un designer può progettare per una comunità Open P2P. Rimane ora da definire come questo progetto possa essere svolto tenendo conto della complessità della comunità. Occorre definire una metodologia progettuale (o almeno delle linee guida) in grado di valorizzare la partecipazione aperta e paritaria della comunità e la sua la complessità.
La comunità è un sistema complesso, ed è necessario un processo progettuale che sappia affrontare la sua complessità senza ridurla ed impoverirla. Come si è visto, forme organizzative Open Peer-to-Peer sembrano promettenti nel fornire maggiori probabilità di affrontare problemi complessi e di elaborare artefatti complessi. Ciò avviene proprio grazie alla propria complessità intrinseca: la complessità del progetto è un riflesso della complessità della comunità, ed entrambe si rafforzano a vicenda. Nel caso della progettazione di una attività, è la comunità stessa (un sistema complesso) che progetta collettivamente un progetto complesso (la propria organizzazione e le condizioni necessarie).

Un intervento progettuale rivolto verso comunità deve tenere in conto inoltre delle caratteristiche del contesto in cui questa si trova, tra cui anche le caratteristiche territoriali, che si configurano come vere e proprie risorse. E le risorse sono tali perché riconosciute dai membri della comunità; questa è una ulteriore ragione per dare loro una maggiore opportunità di partecipazione diretta al processo progettuale, in quanto sono in grado, meglio di altri, di riconoscere le risorse utilizzabili. Si tratta quindi di un intervento progettuale che si avvale della partecipazione di un numero potenzialmente elevato di partecipanti, attraverso un processo complesso caratterizzato dal suo specifico percorso (path dependency), orientato ai vari livelli di interazione: tra partecipanti, tra partecipanti e comunità, tra comunità e comunità, tra comunità ed enti esterni, tra comunità e società. Bisogna quindi adottare un approccio progettuale basato sulla partecipazione, in grado quindi di basarsi sulle conoscenze che gli attori hanno del contesto di intervento progettuale al fine di rendere il progetto finale più aderente alla realtà.

Si può quindi affermare che un intervento progettuale rivolto a comunità Open Peer-to-Peer deve essere esso stesso Open Peer-to-Peer, basato sulla partecipazione della comunità al progetto (open: aperto alla partecipazione), ai cui membri viene riconosciuto un ruolo paritario e attivo (peer-to-peer: riconoscimento delle competenze e conoscenze altrui). Una progettazione Open Peer-to-Peer quindi, che essendo aperta e paritaria diviene una co-progettazione, dove designer e partecipanti collaborano collettivamente (una intelligenza collettiva) venendo a costituire una più ampia comunità del progetto.

Il designer viene così ad assumere un ruolo specifico negli interventi progettuali rivolti a comunità Open Peer-to-Peer. Grazie alle sue competenze, può fornire le condizioni ottimali affinché prenda forma un’attività, e fornire gli strumenti di auto-organizzazione a queste comunità, ricoprendo più un ruolo di enabler (o facilitatore che di provider (o fornitore di soluzioni definite). Non più un semplice fornitore della propria creatività, ma un facilitatore della creatività distribuita. Non più la semplice progettazione di prodotti o soluzioni finite, ma il supporto a comunità fino a che non siano in grado di sviluppare soluzioni adatte alle proprie caratteristiche.

Lo stesso passaggio sta avvenendo negli enti pubblici, dove da local government si passa a governance. Una ridefinizione del ruolo dell’ente pubblico che diventa enabler, facilitatore della partecipazione e del coordinamento fra enti pubblici, privati e sociali, invece che provider, cioè fornitore di regole e di servizi1.

Un designer si trova naturalmente in grado di agire da facilitatore, dato che le sue competenze lo hanno portato ad essere in grado di stabilire connessioni tra utenti ed imprese, mediando quindi tra differenti interessi. Grazie alle sue capacità di visualizzazione e di anticipazione, può gestire la compresenza di interessi multipli e discordanti, ricordando allo stesso tempo i vantaggi che derivano dalla collaborazione collettiva. Il ruolo di facilitatore consiste inoltre nel fornire il supporto all’auto-organizzazione dei membri nel breve termine evitando di renderli dipendenti nel lungo termine. Il ruolo di enabler sociale dello sviluppo delle comunità è ciò a cui il design risponde; il ruolo che Linus Torvalds scelse di assumere nella progettazione di Linux, rifuggendo quello più tradizionale di progettista-provider2.

(continua)

Notes:

  1. (2004) Vicari Haddock S., La città contemporanea, Il Mulino, Bologna []
  2. (2000) Kuwabara K., Linux: A Bazaar at the Edge of Chaos, First Monday, volume 5, number 3, March 2000, http://firstmonday.org/issues/issue5_3/kuwabara/index.html []
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