« Intro.01 « Intro.02 « Intro.03 « Intro.04 « Intro.05 « Intro.06 « Intro.07 « Intro.08 « Intro.09 « Intro.10

Le indicazioni precedentemente presentate rappresentano più delle linee guida che una vera e propria metodologia: ancora devono essere applicate, testate e approfondite, sia dal punto di vista pratico e operativo che teorico e di ricerca.

E questo è il momento giusto per studiare e sperimentare pratiche partecipative di questo tipo. Due casi possono essere presi come riferimento: la decisione del Time di dedicare la sua copertina di personaggio dell’anno a tutti gli utenti del Web 2.01 e il premio Nobel per la Pace assegnato a Muhammad Yunus per l’invenzione dei servizi di microcredito2 (anche se non derivanti da Open Source e Peer-to-Peer, condividono la caratteristica di basarsi su comunità aperte e con dinamiche paritarie).

A questo punto è possibile trarre alcune conclusioni ed elencare alcune possibili direzioni progettuali e di ricerca.

1. Direzioni progettuali e di ricerca

Le linee guida Open Peer-to-Peer possono essere applicate e studiate in quattro direzioni:

  1. migliorare le condizioni locali
    Le opportunità di progetti legati a specifiche dimensioni locali stanno aumentando visibilmente, e una metodologia progettuale Open Peer-to-Peer, che offre maggiori probabilità di successo nel coinvolgere le comunità locali e nell’affrontare oggetti complessi, non può che essere considerata con interesse. Non a caso, la sua nascita avviene proprio in questo contesto.
  2. progettare / offrire servizi commerciali / no profit basati su comunità (community-based services)
    L’importanza di coinvolgere attivamente gli utenti, non più come singole persone ma come comunità, sta prendendo piede sia per attività commerciali che attività non-profit o istituzionali. Una metodologia Open Peer-to-Peer può trovare qui applicazione perchè permette un coinvolgimento delle comunità dando loro un reale ruolo attivo e paritario nella creazione di contenuti e nello sviluppo di progetti.
  3. organizzare processi progettuali partecipati complessi
    Le forme organizzative/metodologie progettuali Open Source hanno dimostrato con Linux di essere in grado di sviluppare progetti complessi in tempi relativamente brevi attraverso una partecipazione aperta e paritaria. La metodologia Open Peer-to-Peer è stata sviluppata partendo da queste, e quindi può trovare applicazione in progetti di cui si ha consapevolezza della complessità (e necessità di una soluzione relativamente rapida).
  4. progettare per contesti e mercati dalle scarse risorse e guadagni
    La capacità di coinvolgere partecipanti al di là delle più ristrette logiche di mercato delle comunità Open Peer-to-Peer può trovare un impiego anche in contesti svantaggiati. Sviluppare e fornire prodotti/servizi per paesi e mercati caratterizzati da scarse risorse (o con scarse prospettive di guadagno) è una operazione difficile, anche se recentemente ci si sta interessando attraverso strategie che rientrano sotto gli studi sulla Bottom of the Pyramid3. Una metodologia Open Peer-to-Peer può essere applicata in queste strategie perché permette lo sviluppo di progetti basati su un’ampia comunità di volontari (riducendo quindi le risorse economiche necessarie), e perché riesce a coinvolgere anche le comunità locali di questi contesti all’interno del processo progettuale (riuscendo così ad ottenere progetti adatti agli specifici contesti socio-culturali). Ma non solo. Si svilupperebbero e offrirebbero dei sistemi prodotto/servizio che cercano di ricostituire/rafforzare il tessuto sociale, e non di sistemi prodotto/servizio che propongono stili di vita insostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale.

2. Una ricerca per una disciplina sociale della conoscenza

Ad una disciplina del design che comincia ad interessarsi non solo all’innovazione tecnologica ma anche a quella sociale, l’atteggiamento Open Peer-to-Peer può quindi offrire elementi utili e molte direzioni di ricerca possibili.
Fino ad ora, la maggior parte dell’interesse verso l’atteggiamento Open Peer-to-Peer si è indirizzato verso l’organizzazione di ricerche scientifiche o di servizi legati all’intrattenimento. È possibile invece studiare anche altri ambiti in cui è possibile sviluppare servizi basati su comunità Open Peer-to-Peer (e quindi anche attività economiche e imprenditoriali). C’è un campo potenzialmente vasto e promettente: quello legato più specificatamente alla dimensione sociale, e quindi a servizi pubblici, enti non-profit ed anche strategie che possono appartenere al settore commerciale ma che si ricollegano alle strategie Bottom of the Pyramid.
Ad esempio, nel caso dei servizi pubblici, le strategie di eGovernement attuate fino ad ora (ed in generale le strategie di riforma dei servizi pubblici) non hanno raggiunto un numero elevato di persone ed i risultati attesi. Per questo motivo si prospetta l’introduzione di un atteggiamento Open Peer-to-Peer, che prevede un ruolo attivo degli utenti nella co-creazione ed erogazione dei servizi. Una introduzione che prospetta le comunità e l’attitudine Open Peer-to-Peer utili non solo a livello operativo, ma anche a livello strategico, dove le istituzioni locali assumono il ruolo di loro facilitatori. Con il passaggio dal local government alla governance, le istituzioni locali assumono infatti il ruolo di facilitatore della partecipazione (sia della società civile che del mondo economico). In particolare, stanno cominciando a muoversi su questa direzione Charles Leadbeater4 e Hilary Cottam5 e la think-tank Demos6, ad esempio.

I campi di applicazione di questo atteggiamento e delle sue forme organizzative sono quindi ampi; l’attenzione all’ambito “sociale” ha due vantaggi. Il primo consiste nel trovarsi in un contesto adatto per l’introduzione di questo atteggiamento (per affinità alla dimensione partecipativa e collaborativa, e per la necessità di risoluzione di reali problemi complessi irrisolti). La seconda consiste nella possibilità di studio della dimensione sociale di un progetto Open Peer-to-Peer, che questo contesto può offrire più di altri.

Numerosi sono gli aspetti problematici nella relazione tra design e atteggiamento Open Peer-to-Peer che potrebbero essere presi ora in considerazione. Ma soprattutto alcuni si presentano con una importanza maggiore:

  • Come può il design relazionarsi con l’atteggiamento Open Peer-to-Peer?
    L’atteggiamento Open Peer-to-Peer è recente e in evoluzione, e porta con sé nuovi valori e nuove strategie; è necessario quindi studiarlo a fondo, e studiare anche come la disciplina del design si possa relazionare ad esso. E quindi come cambi il ruolo del designer, il processo progettuale e l’oggetto del progetto.
  • Come si relaziona il design con queste comunità Open Peer-to-Peer e con la dimensione locale, il loro territorio?
    Non va dimenticato che queste comunità Open Peer-to-Peer hanno comunque una propria dimensione locale (anche se distribuite). E la relazione con la dimensione locale è infatti una delle tendenze più recenti che possono essere riscontrate nei servizi Web 2.0.
    Fortunatamente la disciplina del design si sta confrontando da alcuni anni con la dimensione locale.
  • Come si relaziona il design con la conoscenza prodotta e condivisa da una comunità?
    La conoscenza e la sua condivisione (o meno) rappresentano un tema delicato e attualmente di grande interesse e oggetto di dibattiti e riflessioni. In questo caso bisogna comprendere come gestire la conoscenza sia all’interno della disciplina del design sia all’interno di comunità caratterizzate da un atteggiamento Open Peer-to-Peer.
  • Come si relaziona il design con la complessità di una comunità?
    Che la comunità sia una forma organizzativa dotata di una certa complessità, è cosa intuitiva. Nondimeno, alcuni studi sulle forme organizzative Open Peer-to-Peer hanno mostrato come queste siano dotata di una complessità elevata e dalla capacità di valorizzarla nella risoluzione di problemi complessi (capacità a cui ora anche le altre discipline guardano con interesse). Ma i concetti legati alla complessità e la relazione che il design ha con questi sono fenomeni recenti, che necessitano di studi approfonditi
  • Come si relaziona il design con il rapporto tra economie del dono ed economie di mercato?
    Queste comunità Open Peer-to-Peer presentano differenti forme di organizzazione economica, a cavallo tra economia di mercato ed economia del dono. Questa loro caratteristica va studiata a fondo, per capire sino a che punto possano sopravvivere in un contesto economico differente dal proprio, e sino a che punto questa loro caratteristica possa essere estesa nella società, attraverso il contatto con altre comunità.

Lo studio e la messa in pratica di questo atteggiamento Open Peer-to-Peer all’interno della disciplina del design può portare nuove opportunità sia progettuali che di ricerca. Ed introdurre un atteggiamento che ha al suo centro la costruzione e condivisione collettiva della conoscenza può apportare un ulteriore elemento nella configurazione del design come una disciplina della conoscenza per la società della conoscenza.

(fine)

Notes:

  1. http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1569514,00.html []
  2. http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1569514,00.html []
  3. (2004) Prahalad, C.K, The Fortune at the Bottom of the Pyramid, Wharton School Publishing []
  4. (2006) Cottam H., Leadbeater C., The User Generated State: Public Services 2.0, http://www.charlesleadbeater.net/archive/public-services-20.aspx []
  5. http://www.designcouncil.info/mt/RED/health/ []
  6. http://www.demos.co.uk/projects/userledservicedesigninlocalauthorities/overview http://www.demos.co.uk/projects/participativepublicservices/overview oltre alle pubblicazioni già editate []
Share

Leave a Reply


Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported License.