May 19, 2008, 8:48 pm
Di ritorno da Sci(bzaar)net…
Categories: Conferenze / Eventi| Open P2P Design
Tags: Crowdfunding, Design Research, Institutions, Italy, Knowledge, Open Culture, Science, Technology, Web 2.0
Un brevissimo report da Sci(bzaar)net, una settimana dopo.
Prima di tutto, grazie a Gian per l’opportunità che mi ha offerto. Partecipare alla fase di organizzazione (anche se solo online, costruendo il sito web dell’evento) e all’evento vero e proprio è stata una opportunità per apprendere molte cose su come sia possibile cercare di dare spazio ad un dialogo aperto tra personalità molto differenti (ricercatori, blogger, designer, creativi, psicologi, giornalisti, programmatori)…conoscenze che spero di poter mettere in pratica anche quando sarò il facilitatore di uno dei gruppi di lavoro dell’evento UrbanLabs.
L’evento si è tenuto nel Laboratorio Modelli della Scuola Politecnica di Design, e sebbene io non abbia studiato qui ma al Politecnico di Milano, ho ritrovato l’atmosfera degli anni universitari e soprattutto il clima di attivazione, del gettare le basi per progetti collettivi che solo un laboratorio modelli (con tutti i suoi strumenti e tavoli da lavoro) poteva ben esemplificare.
Ecco le foto dell’evento scattate da me e da altri partecipanti, su Flickr:
Per chi non ha potuto partecipare, sul sito dell’evento sono stati pubblicati i video degli interventi; qui potete trovare il testo del brainstorming finale (e qui i video relativi). Infine vi consiglio di leggere il post di Bonaria Biancu che sintetizza benissimo gli interventi che si sono susseguiti inserendoli all’interno di un discorso complessivo coerente.
Per tutti i video e i post dei singoli autori riguardo all’evento potete consultare il sito ufficiale dell’evento Sci(bzaar)net, che rimarrà come piattaforma di discussione collettiva sull’incrocio tra Internet, Ricerca Scientifica, Divulgazione Scientifica e Open Culture.
È stato sicuramente un successo ed un evento importante: la forma organizzativa particolare (a metà tra BarCamp e conferenze più tradizionali) e la eterogeneità dei componenti hanno mostrato di saper dare un valore aggiunto all’incontro e alla discussione. Raramente capitano occasioni di confronto su questi temi e poter conoscere di persona altri blogger o persone che stanno dietro a nuovi esperimenti è sempre un piacere.
Colgo l’occasione per sintetizzare il mio contributo e alcune brevi riflessioni scaturite dal brainstorming. Come potete immaginare, io ho partecipato in quanto “esperto di Open Culture” e di Ricerca/Divulgazione Scientifica. L’idea principale che ho voluto condividere con i partecipanti consiste nel pensare la Open Culture non come un semplice insieme di pratiche di pubblicazione (“pubblicare un determinato contenuto con una determinata licenza”) ma come una vera e propria filosofia che basa il suo essere su sistemi complessi e sulla loro facilitazione. Open Culture non significa solo usare una licenza Creative Commons: significa facilitare un sistema che condivida e riutilizzi le informazioni in maniera autonoma. Pensare a iniziative Open in maniera riduzionista, solo come l’utilizzo di una determinata licenza, non può che portare al fallimento.
Possiamo quindi studiare come facilitare sistemi complessi che seguano dinamiche Open Peer-to-Peer, e immaginare quali attività della ricerca e divulgazione scientifica (definizione della ipotesi, definizione della ricerca, raccolta dati, analisi dei dati, elaborazione dei risultati, pubblicazione, ecc.) possano essere aperte verso questi sistemi.
Uno dei dubbi espressi più frequentemente durante Sci(bzaar)net riguarda l’opportunità di condividere le proprie ricerche (Open Access), quando poi altre persone potrebbero prenderne tutti i vantaggi economici e aumentando i problemi per chi svolge le ricerche. Certamente, se consideriamo la ricerca e divulgazione scientifica con parametri pre-Open Culture, ossia come attività basate sul copyright come strumento di appropriazione di benefici dalle proprie informazioni all’interno di una economia di mercato. Ma ormai sappiamo come le forme organizzative Open Peer-to-Peer si basino su forme che spaziano tra economie di mercato ed economie del dono, protezione della proprietà intellettuale e condivisione delle informazioni. Possiamo quindi immaginare nuove forme organizzative in grado di assicurare le risorse economiche necessarie a chi svolge ricerche scientifiche.
In questa direzione, si aprono innumerevoli opportunità e diversità di forme organizzative: la prima proposta è quella di Andrea Gaggioli che propone un servizio di crowdfunding.
Spero che questa direzione possa essere studiata ulteriormente su Sci(bzaar)net.
Per finire, non potevano mancare la presentazione ed il video del mio intervento (che trovate anche sul sito dell’evento qui):


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