March 14, 2008, 12:53 am
Il primo prodotto open source per il grande pubblico!
Categories: Open P2P Design
Tags: Business/Service, Community-Based Services, Free Software, Mobile, Open Source, Product Design

Possiamo dire che in questi giorni è stato distribuito il primo prodotto di massa completamente open source. E quindi il primo effettivo esempio di Open Design, non legato a singoli esperimenti o mercati di nicchia (seppure molto importanti): il primo esempio di come l’open source possa prendere piede non solo in altri ambiti oltre all’informatica e alla produzione di contenuti, ma anche in un contesto di produzione di beni fisici, di beni rivali.
Si tratta dell’associazione Openmoko, un progetto di telefono cellulare di tipo smartphone completamente open source, prima per quanto riguarda il suo software, ed ora anche per quanto riguarda il suo hardware e progetto di design.

Possiamo dire che sia questo il primo, vero, prodotto di design di massa, poiché gli esempi precedenti o non hanno perseguito sino in fondo la filosofia Open Source, oppure perché hanno avuto risultati limitati o, infine, perché il contesto non era pronto per iniziative di questo tipo.
Thinkcycle, che è il primo ed il più sviluppato esempio (almeno fino ad ora), ha rappresentato un esperimento rivolto a mercati di nicchia; per questo anche più meritevole, perché rivolto ad aiutare contesti svantaggiati, ma pur sempre limitato nei risultati e nell’influenzare il mondo della progettazione perché troppo in anticipo rispetto alla diffusione della consapevolezza sull’Open Source all’interno della società.
L’iniziativa di Ronen Kadushin, sebbene meritevole, rappresenta solo un esperimento solitario, senza grande seguito e sviluppo.
La proposta di Martí Guixé prende l’Open Source come una metafora e cerca di adottare alcune sue caratteristiche “collaterali”, nel senso che ricerca alcuni effetti dell’open source ma nella sostanza non è open source.
L’iniziativa Openmoko (e la sua prima incarnazione, Neo1973 prodotta dalla FIC) è importante perché l’adottazione della filosofia Open Source avviene da un prodotto che viene presentato nel mercato e venduto: si tratta quindi non di un esperimento ma di una reale iniziativa. Siamo passati quindi dalla fase di ispirazione e sperimentazione dell’Open Design a quella della messa in pratica. Certo, la sperimentazione non è finita e va portata avanti ulteriormente, ma ora stiamo parlando di un prodotto che il grande pubblico vedrà nei negozi e che si trova in competizione con il prodotto più atteso del momento, l’iPhone della Apple. E questo facendo riferimento alla libertà che questa scelta di apertura può dare all’utente, richiamandosi alla filosofia del Free Software:
If you can’t open it, you don’t own it. Our first key unlocked the software, unleashing the community to recraft the code. Now, we free the case and share the keys to Industrial Design. Developers who want to re-craft the case are set free.
Non a caso, è in vendita anche una versione advanced, corredata di tutto ciò che è necessario per poter aprire e modificare il cellulare, fare il suo hacking per poterlo personalizzare e apprendere allo stesso tempo.

La distribuzione dei file del progetto di design, avvenuta in questi giorni, non rappresenta quindi che una logica e coerente conseguenza; i file del progetto (IGES, STEP, ProE), sono stati pubblicati sotto licenza Creative Commons ShareAlike a questo indirizzo: http://downloads.openmoko.org/CAD/

Il fatto che sia un telefono cellulare di nuova generazione (uno smartphone) ad essere il primo vero prodotto open source, rende l’evento ancora più importante. Perché? Perché i telefoni cellulari rappresentano un enorme potenziale per lo sviluppo di servizi collaborativi su base comunitaria. Uno strumento, insomma, che ci permetterà, in futuro, di sfruttare e valorizzare l’intelligenza collettiva con maggiore facilità e diffusione di quanto non si possa fare ora, perché ha la capacità di abbattere ulteriormente le barriere all’accesso del servizio, dato che molte più persone hanno accesso e familiarità con telefoni cellulari rispetto a computer e World Wide Web.
Quindi, con una metodologia progettuale Open P2P potremmo progettare, con/per una comunità, i telefoni cellulari, il loro software e i loro servizi, in base alle loro esigenze specifiche. Siamo quindi in grado di co-progettare con una comunità i loro servizi collaborativi e gli strumenti che ne permettono l’implementazione, anche per piccoli contesti.
via | core77


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