Via OpenBook

Dopo il primo caso di un prodotto veramente Open Design e per le masse, è arrivato il momento del secondo esempio, a testimoniare quanto ormai strategie di business aperte (o meglio: Open Business) stiano diventando sempre più comprese e quindi diffuse. La taiwanese VIA Technologies, l’impresa indipendente produttrice di chipset per schede madri più importante, ha pubblicato in questi giorni i file CAD del suo ultimo modello di notebook: VIA OpenBook.

I file sono disponibili qui sotto una licenza del tipo Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported License

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Tra le varie ragioni per adottare strategie di questo tipo le più probabili sono due. Da un lato, si gettano le basi affinché si sviluppi un ecosistema di hacker/modificatori/fornitori/produttori con cui co-creare valore e profitti. Dall’altro lato, si compie una mossa strategica in un mercato, quello dei subnotebook, che sta esplodendo in questi mesi (vedi Asus eeePC). Rendere il progetto aperto infatti aumenta le probabilità che l’innovazione e la competizione si sposti dal progetto del subnotebook alla costruzione di un ecosistema aperto e paritario con utenti ed imprese.
Inoltre, VIA è principalmente un produttore di componenti per computer, più che un produttore di notebook. In questo modo chiunque potrebbe produrre un OpenBook, ma sono molto alte le probabilità che lo faccia usando (e quindi comprando) i chipset e le schede madri prodotte da VIA.

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Rendere il progetto aperto infatti aumenta le probabilità Rendere il progetto aperto infatti aumenta le probabilità che l’innovazione e la competizione si sposti dal progetto del subnotebook alla costruzione di un sistema aperto e paritario con utenti ed imprese.
che l’innovazione e la competizione si sposti dal progetto del subnotebook alla costruzione di un sistema aperto e paritario con utenti ed imprese.

Una conseguenza del “distribuire” prodotti ed il loro codice sorgente è che in questo modo compiamo un piccolo passo verso la sostenibilità. I prodotti Open Design possono essere infatti prodotti localmente (evitando così eccessivi spostamenti di merci, per quanto possibile, e quindi consumo di combustibili fossili ed emissioni di CO2). E potendo conoscere tutto di questi prodotti, possiamo produrli e poi anche ripararli in modo che durino più a lungo e che quindi non debbano essere sostituiti con frequenza.
Certamente questi aspetti non rappresentano un raggiugimento della sostenibilità in maniera totale, ma sono comunque da tenere in considerazioni per strategie commerciali Open e Sostenibili.

via | the Inquirer

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