Dopo molti mesi di lavoro e organizzazione, sono veramente orgoglioso di annunciarvi i workshop e le conferenze che terrò il prossimo novembre. Mi aspettavo una crescita notevole dell’interesse verso i temi dell’Open Design e quindi anche dell’Open P2P Design, ma non immaginavo così tanto (ho addirittura dovuto rifiutare un paio di inviti)! Al momento sto ancora lavorando ai contenuti, quindi aspettatevi delle presentazioni e dei testi provenienti da questi eventi presto.
01. Speaker al Media Ecologies & Post-Industrial Production Conference
& lancio del P2P Research Group (un collettivo indipedennte alleato con la P2P Foundation)
At this event, we will discuss the emergence and proliferation of a new form of production and value creation: peer production, where communities of producers work to create (free) software/hardware and/or (open) content accessible to everyone. Within peer production, producers create products within a ‘commons’ or shared space, which can be used and modified by others who then return the product, thus improved, to the common pool. Producers often operate as a cooperative ecology between communities as well as the companies that create market-based spin-offs from that same commons.
Parlerò durante la sessione pomeridiana “Media Ecologies for Open Design Communities and Distributed Manufacturing”:
Free software-based peer production has developed integrated and sophisticated platforms facilitated by the fact that software can be executed in the same digital environment in which it is designed. But such is (at least presently) not the case for open hardware and any object that need to be made physically. In this case, much more integrated feedback loops are needed, which require more sophisticated collaboration platforms that may included designs, videos, the management of flows, recursive loops from physical experimentation; comparisons between experiments in various locales and so on. We want to know: what is the state of the art of the current collaborative platforms? What is needed? Are there any possibilities for synergies between various platform projects currently being undertaken?
con una presentazione intitolata “Open P2P Design. Metadesign for Open Design projects”. Sfortunatamente non ho potuto organizzare la mia presenza a Manchester per quel giorno, quindi parteciperò attraverso una video conferenza.
Di ritorno da I Realize 09, siamo ancora occupati al lavoro sulle mappe che abbiamo sviluppato durante il workshop; nel frattempo, potete guardare la web tv dell’evento qui, dove potete scegliere le sessioni che preferite (o leggere una recensione dell’evento qui).
Qui invece il video della sessione I Grow – Design a cui ho partecipato:
Potete anche vedere le foto fatte durante l’evento qui:
In questo post vi suggerisco una lettura pubblicata sotto licenza Creative Commons, vi annuncio un evento a cui parteciperò e lancio una discussione aperta sul tema comune tra queste due proposte: quale sarà il futuro dell’Industrial Design e dei suoi processi produttivi, e come possiamo tracciarne una mappa?
Per prima cosa, quindi, vi suggerisco questa pubblicazione, Future of Making Map, pubblicata dall’Institute for the Future a questo indirizzo: http://iftf.org/node/1766.
Two future forces, one mostly social, one mostly technological, are intersecting to transform how goods, services, and experiences— the “stuff” of our world—will be designed, manufactured, and distributed over the next decade. An emerging do-it-yourself culture of “makers” is boldly voiding warranties to tweak, hack, and customize the products they buy. And what they can’t purchase, they build from scratch. Meanwhile, flexible manufacturing technologies on the horizon will change fabrication from massive and centralized to lightweight and ad hoc. These trends sit atop a platform of grassroots economics—new market structures developing online that embody a shift from stores and sales to communities and connections.
[...]
There is much to be learned from the maker mindset of collaboration, creativity, and open access. Yet the maker culture will not replace traditional industry. In the future, traditional manufacturers and maverick makers will be closely linked— sometimes cooperating, sometimes competing, but frequently blurring the boundaries that separate them. Success will occur when the two cultures are woven together in new and interesting ways.
che potrebbero portare allo scenario di sistemi di design e produttivi distribuiti. Mostra i fenomeni sociali e tecnologici che spingono (Drivers) queste tendenze (Trends) (che mostrano il contrasto tra la situazione attuale del 2008 a quella probabile del 2018), i segnali (imprese, reti, progetti, prodotti, idee o innovazioni) e suggerimenti per l’uso della mappa stessa, al fine di pianificare il viaggio verso questo scenario.
E quindi vi annuncio che sono molto onorato di poter partecipare all’evento I Realize 09 che si terrà a Torino nei giorni 9-10 Giugno. Parteciperò in veste di co-facilitatore del workshop: Post-Industrial Design Workshop assieme allo studio di design torinese ToDo (Grazie Giorgio per l’invito!).
Come potete vedere nella pagina del workshop, studieremo il futuro del Post-Industrial Design e ne tracceremo una mappa, incominciando dai temi del Generative Design, Open Processes and Projects, Fabbing, Open P2P Marketplaces…
Alla fine del workshop produrremo tre mappe:
NEEDS – quali sono i bisogni ancora non soddisfatti, i problemi non risolti
DISRUPTIVE SOLUTIONS – possibili soluzioni (tecnologiche?) dirompenti ai problemi individuati
EXISTING ANSWERS – possibili risposte/soluzioni già esistenti (i.e. start-ups, tecnologie, idee, gruppi di lavoro, etc.) ma ancora non molto note.
Quali pensate siano i bisogni, le possibili soluzioni dirompenti (tecnologiche o sociali) e quelle già esistenti che possano portarci verso un sistema produttivo del Design più aperto, a rete e distribuito?
Quali pensate siano le strategie e gli strumenti migliori per mappare il sistema che sta emergendo?
Un breve annuncio: Michel Bauwens, filosofo Belga e teorico del Peer-to-Peer, foundatore della P2P Foundation, sarà a Milano in questi giorni e presenterà due lecture.
Questa è la prima:
Date: Thursday, March 19, 2009
Time: 5:00pm – 7:00pm
Location: Aula 12, Scienze Politiche, Università di Milano
Street: via Conservatorio 7
City/Town: Milano, Italy
E questa è la seconda:
Date: Friday, March 20, 2009
Time: 5:00pm – 7:00pm
Location: Politecnico di Milano
Street: Piazza Leonardo Da Vinci, 32. Ala Nord, Chiostro Edificio N.
City/Town: Milan, Italy
Io assisterò alla seconda, spero di incontrarvi lì… E se non potete esserci, ricordatevi che potete assistere anche voi alla seconda conferenza online qui: http://live.laureaonline.it/intlessons/ dove potete anche interagire e porre domande a Michel Bauwens.
Ecco l’abstract delle due lecture:
TITLE: Peer to Peer as an economic and ethical revolution
Abstract:
A long-standing historical problem with social alternatives has been that none have them have been more productive than the for-profit alternatives, or at least not, in the context of the existing balance of power. However, a combination of technical and social trends has produced a historically novel situation that challenges this state of affairs. Internet-based tecnical infrastructures have made it possible to scale small-group dynamics to the level of global coordination of highly complex social artefacts that produce common value for self-aggregating peer producers; deep changes in ways of being, knowing and feeling have produced a new set of open and free, participatory, and commons-oriented paradigms that are changing the structure of desire of emerging generations.
Remarkably, the new set of social practices, i.e. peer production, peer governance, and peer property, are both strengthening the current political economy, (much as emerging capitalism did for the flagging feudal system from the 16th century onwards), but also undermining it through a systemic crisis of value, while also pointing to post-capitalist alternatives that may want day supplant the core of the current system.
This lecture by the founder of the P2P Foundation will examine the impact of peer production as a challenge to the current political economy and present different scenarios for the future of social change, especially in the context of the current meltdown.
Dopo il primo post su UrbanLabs, e il secondo post con la pubblicazione della presentazione che tenni in quell’occasione, qui vorrei parlare della metodologia che abbiamo adottato nei gruppi di lavoro.
Open Space Technology (OST) offers a method to run meetings of groups of any size. (“Technology” in this case means tool — a process; a method.) OST represents a self-organising process; participants construct the agenda and schedule during the meeting itself.
[...]
OST meetings have a single facilitator who initiates and concludes the meeting and explains the general method. The facilitator has no other role in the meeting and does not control the actual gathering in any way.
Qui di seguito alcune pagine per approfondire la metodologia Open Space Technology:
Si tratta quindi di una metodologia di sviluppo di progetti in gruppi basati su una propria auto-organizzazione, che possiamo vedere come una vera e propria metodologia di design partecipativo. Ed essere il facilitatore (enabler) del Gruppo A su Attività Collaborative e Open Innovation mi ha permesso metterla in pratica, comprovarne le caratteristiche e apprendere molto a riguardo.
Ho già detto che l’evento fu una sperimentazione collettiva che continua nel futuro, un processo di apprendimento collettivo riguardante lo sviluppo di progetti collaborativi. È stato un evento dove veramente tutti abbiamo appreso: organizzatori, facilitatori, partecipanti. Forse perché era la sua prima edizione, forse perché i sistemi sociali sempre generano ogni volte nuove reti e situazioni. Di fatto, grazie a questa metodologia UrbanLabs si è configurato come una Comunità che si auto-organizza per mezzo di pratiche aperte e paritarie: una Comunità Open P2P con una partecipazione mercantile. Ciò che si cercò di fare era infatti facilitare i partecipanti nella loro auto-organizzazione per la costruzione di nuovi progetti e reti sociali.
Ho già spiegato brevemente questa metodologia nella presentazione che mostrai, qui vi consiglio alcuni video che penso possano essere utili per comprenderla ulteriormente.
Ciò che è importante capire della metodologia Open Space Technology e delle sue leggi e ruoli, è che propone un modo per trarre il massimo dalle scarse risorse del gruppo di lavoro (cioè tempo e partecipanti) affinché tutti possano incontrare la propria maniera di partecipare e trovarsi a proprio agio.
Ecco un video di una unconference Open Space spiegato in tre minuti:
Questi sono due video timelapse di due unconference Open Space (sfortunatamente però non di UrbanLabs): grazie a questi video possiamo comprendere meglio come i partecipanti si auto-organizzino nello spazio e nel tempo.
Al momento abbiamo solo questo video da UrbanLabs e dal mio gruppo di lavoro:
02. Metodologia: un codice sorgente per i progetti
Per facilitare i partecipanti a sviluppare progetti di attività collaborative, preparai alcune pagine con una struttura, alcune domande e strumenti utili per analizzare una Comunità/Località. Quando i partecipanti riempiono gli spazi bianche delle domande incominciano a produrre il codice sorgente dei progetti di Attività Collaborative.
Dato che avevamo poco tempo a disposizione, ne portai all’evento una versione ridotta (sezioni 00 e 01), lasciando la versione completa per il post-evento per chi ha intenzione di continuare con questo metodo. Si tratta di una prima versione (0.1) di una guida per analizzare (e quindi comprendere e poi progettare) progetti di innovazione aperte, ed in generale di progetti di Attività Collaborative per/con una Comunità/Località.
In queste pagine la metodologia di design Open P2P Design che io propongo è stata riassunta e divisa in quattro parti, affinché sia modulare e che tutti i partecipanti possano utilizzarla come vogliono e quando preferiscono.
Inoltre, questa guida viene pubblicata sotto licenza Creative Commons, cosicché i partecipanti possano modificarla e utilizzarla in maniera differente. Alla fine di ogni sezione c’è uno spazio per i commenti sulla metodologia, in modo che tutti (anche i partecipanti) possano svilupparla collettivamente.
Potete trovare la versione completa nel wiki di UrbanLabs o in Scribd (si vedano i link qui sotto).
02. Analizar una Comunidad/Localidad y su Actividad Questa sezione serve per analizzare la Comunità/Località con/per cui vogliamo sviluppare un progetto di Attività Collaborativa. Propone alcune domande utili per analizzare la Comunità/Località attraverso la propria Attività: in questo modo si può anche già apprendere un modo per analizzare e descrivere delle attività (cosa che si farà nella descrizione del progetto);
UrbanLabs è stato il primo evento a proporre non solo dibattito e networking riguardo a Attività Collaborative e Open Innovation, ma anche la costruzione di progetti;
è stato anche il primo evento su Attività Collaborative e Open Innovation con focus sulle città, e quindi su sistemi Comunità/Località;
la importanza che UrbanLabs dà alla facilitazione: non tanto per la presenza dei facilitatori, quanto nella natura dell’evento stesso nel facilitare la nascita di progetti e la costruzione di reti sociali; non si cerca di costruire progetti top-down, ma di dare la possibilità e gli strumenti affinché si formino bottom-up. I facilitatori sono semplicemente uno degli strumenti dell’evento, un evento enabler;
la natura di evento per un apprendimento collettivo (per organizzatori, facilitatori e partecipanti), grazie alla possibilità di dibattito e allo sviluppo di progetti;
la costruzione di reti per progetti attuali e futuri;
la organizzazione dello spazio in differenti tipi di evento (keynote speakers, arcamp e gruppi di lavoro) per una diversità e flessibilità complessiva;
la presenza di molti partecipanti provenienti dalle ammistrazioni pubbliche, come nota anche Esteve Almirall.
Parlando dei risultati, qui potete trovare i progetti che sono stati sviluppati. Nel gruppo A, si passò dai 40-50 partecipanti del primo giorno (un successo!), ai 30 partecipanti del secondo giorno. Di conseguenza il primo giorno vennero proposti 12 progetti, di cui 3 vennero sviluppati ulteriormente il secondo giorno (Cartografías urbanas y plataformas participativas, Redes internacionales de ONGs, P2P LivingLab). Nel wiki ci sono solo alcuni appunti per ogni progetto, aspettando che nei prossimi mesi i partecipanti continuino a svilupparli, sia nel wiki che attraverso contatti diretti fra loro. L’aspetto importante da notare è che attraverso la messa a disposizione del wiki UrbanLabs continua a proporre uno spazio ai partecipanti di modo che si possano auto-organizzare nello sviluppo di progetti collaborativi.
04. Cosa si potrebbe migliorare ulteriormente in UrbanLabs
Come consigliato da Michel Bauwens, sarebbe opportuno per la prossima edizione di UrbanLabs l’introduzione di un track parallelo (barcamp e gruppi di lavoro) in Inglese, per ampliare la rete dei partecipanti (già in questa edizione hanno partecipato alcuni stranieri, che sentivano la necessità di potersi esprimere in Inglese);
se la presenza delle amministrazioni pubbliche è stata un successo (ed era uno degli obiettivi), la mancanza di imprese fa molto riflettere: è necessario coinvolgerle in modo maggiore nella partecipazione ad eventi di questo tipo;
mentre la organizzazione dello spazio fu impeccabile, la organizzazione del tempo è veramente l’unico elemento su cui si potrebbe intervenire per la prossima edizione: ci fu una eccessiva frammentazione dei gruppi di lavoro nelle due giornate e soprattutto troppo poco tempo per i gruppi (altri partecipanti hanno presentato le stesse osservazioni qui e qui). C’era infatti troppo poco tempo affinché i partecipanti si potessero presentare (sia da parte loro che attraverso le domande della prima sezione della guida che avevo preparato) e discutere riguardo ai progetti (in maniera particolare nel mio gruppo di lavoro, dove c’erano quasi 50 partecipanti il primo giorno); inoltre molti partecipanti considerarono la divisione dei gruppi di lavoro come opportunità per cambiare gruppo al secondo giorno (conoscendo sì più persone e idee, però perdendo anche la opportunità di continuare a sviluppare i progetti iniziati);
il numero dei partecipanti: 40/50 sono troppi per un gruppo di lavoro, con 30 già è possibile lavorare però l’ideale sarebbe avere circa 20-30 partecipanti; ovviamente, il numero dei partecipanti diventa un fattore problematico e non un fattore di successo solo in relazione al tempo disponibile.
Queste considerazioni conducono quindi alla formulazione di queste domande/consigli:
dare ai gruppi di lavoro un giorno intero per lavorare?
organizzare il barcamp ed i keynote speakers in un giorno unico ed i gruppi di lavoro in un altro giorno? Cioè, un giorno di conferenza/condivisione di conoscenza ed un giorno dedicato allo sviluppo dei progetti;
organizzare qualcosa per il networking tra i partecipanti prima del giorno dei gruppi di lavoro?
investire maggior tempo e risorse nella costruzione dei gruppi di lavoro prima dell’evento, online nel wiki?
organizzare i gruppi di lavoro non per tema ma bensì per progetto (un evento project-oriented), magari riprendendo i progetti della prima edizione oppure con un concorso?
In definitiva, credo che UrbanLabs sia stato un evento molto importante e che abbia raggiunto gli obbiettivi che ci eravamo posti; ora è tempo di seguire lo sviluppo delle reti e dei progetti dei partecipanti, aspettando la prossima edizione.
Se volete commentare o lasciare consigli per il prossimo UrbanLabs, potete lasciare un commento in questo post o nella pagina di feedback dell’evento nel Wiki di UrbanLabs, o nel gruppo in Google.
Dopo le prime impressioni, ecco qui la presentazione che ho utilizzato il primo giorno di UrbanLabs. Mi era stata data la possibilità di mostrare una breve presentazione prima che i partecipanti del gruppo di lavoro iniziassero a proporre progetti e quindi a discuterli tra loro. Anche se non eravamo molto sicuri se mostrare o meno la presentazione, dato che abbiamo avuto così poco tempo per i gruppi, ho tentato comunque di prepararla e mostrarla (ed è la mia prima presentazione su Open P2P Design in Spagnolo) per poter dare al gruppo un punto di partenza ed una direzione per i progetti.
Forse è stata troppo lunga, forse troppo ricca di input, però un gran numero di partecipanti venne per assistere alla presentazione e a participare al gruppo (che fu uno dei gruppi con più participanti a UrbanLabs): ciò significa che nella società possiamo trovare ora molto interesse alla Open Innovation ed in special modo nelle metodologie che la possono generare, di cui Open P2P Design è una.
La presentazione è divisa in due parti: nella prima si parla di come leggere le Comunità Open P2P (l’analisi è il primo passo in un processo di design) e dell’approccio che possiamo adottare per sviluppare progetti collaborativi; nella seconda si parla della metodologia adottata nei gruppi di lavoro di UrbanLabs, però su questo tema vorrei parlare in maniera più approfondita in futuro in un altro post…
Solo una settimana dopo la fine di UrbanLabs 08, riesco finalmente a scrivere un post (il primo di 3) generale con le mie impressioni sull’evento, nel bel mezzo di una influenza.
Un evento che aspettavo da molti mesi, e che per la sua natura è passato rapido in mezzo a mille passaggi tra castigliano, catalano, inglese ed italiano!
Un evento a cui avrei desiderato tantissimo partecipare anche come solo semplice partecipante, e addirittura sono stato invitato come facilitatore! Per questo motivo voglio ringraziare Ramon Sangüesa, Enric Senabre e Josep Vives per l’opportunità che mi hanno dato, per l’ospitalità e per avermi aiutato nel ruolo di facilitatore.
Uno degli aspetti migliori di questi eventi è la possibilità di conoscere di persona chi sta dietro a blog o iniziative conosciute da tempo. Difficile raccontare di tutte le persone conosciute, oltre agli organizzatori sopra segnalati, ma cerco di segnalarne alcune.
Innanzitutto gli altri facilitatori (anche se con alcuni ho potuto parlare solo molto brevemente proprio perché tutti impegnati con l’evento): Xavier Mas de Xaxàs, Boris Mir, Juan Freire, Carlos Guadián, Roc Fages.
Una delle tante caratteristiche importanti di questo evento è il fatto che tutti i partecipanti hanno davvero delle esperienze e conoscenze interessanti e utili, e questa ricchezza e diversità è uno degli elementi chiave ora e per il futuro dell’ecosistema UrbanLabs. Difficile conoscerli tutti tra mille impegni e poco tempo libero, ma sicuramente con questo evento si gettano le basi per costruire nuove reti sociali. Tra i partecipanti all’evento a vario titolo, sono contento soprattutto di aver conosciuto meglio Michel Bauwens della P2P Foundation, persona che ammiro da anni per l’impegno e la capacità di analisi delle dinamiche P2P emergenti e con cui sta iniziando una collaborazione; Olivier Schulbaum di Platoniq, che incontrai di sfuggita nel 2003 nel seminario MEDIA_SPACE_INVADERS_1 da loro organizzato ma che solo ora sono riuscito a conoscere meglio, Alberto Ortiz de Zárate del blog Administraciones en Red e Domenico di Siena, una delle persone che stanno dietro al progetto meipi.org.
Riassumendo, questo evento cercava di mettere in rete persone e risorse per la condivisione di conoscenza e lo sviluppo di progetti basati su nuove tecnologie e innovazioni sociali per città. È stato un evento unico nel suo genere per diversi aspetti:
innanzitutto per il tema, nuove tecnologie e innovazioni sociali per le città, che da tempo ritengo molto promettente e verso cui mi sto dirigendo con le mie ricerche;
in secondo luogo per il tentativo di offrire più moduli di evento differenti per la condivisione di conoscenza e la messa in rete di persone (conferenza tradizionale, unconference e gruppi di lavoro) ognuno con diverse caratteristiche e quindi con una maggiore ricchezza complessiva;
infine per il tentativo di porre le basi per la generazione di progetti collaborativi per città, attraverso una metodologia partecipativa.
Un evento che a mio avviso sarebbe stato possibile solo a Barcellona, città che ha sempre mostrato un intenso interesse nel riflettere sulle pratiche di gestione e trasformazione delle città, e che da alcuni anni ormai si sta configurando come uno dei centri nevralgici per lo studio della Società della Conoscenza e per lo sviluppo di iniziative correlate, anche in relazione alla città stessa.
Questa sua natura di evento unico lo rende di fatto un esperimento collettivo che prosegue nel futuro, di cui è stato solo il punto di partenza di un processo più ampio. L’aspetto più importante per me è stato proprio quindi l’opportunità di partecipare ad un processo collettivo di apprendimento sullo sviluppo di progetti collaborativi. Spero quindi di riuscire a tradurre ciò che ho appreso con il mio ruolo di facilitatore in un prossimo post, quando parlerò della metodologia usata nei gruppi di lavoro a UrbanLabs.
In questi giorni inoltre la pagina web principale di UrbanLabs 08 si sta trasformando da un sito di presentazione del programma dell’evento e di prima costruzione dei gruppi di lavoro, in un vero e proprio archivio dei materiali prodotti durante l’evento e in una comunità di sviluppo dei progetti proposti durante l’evento.
Ecco intanto le mie foto dell’evento, su Flickr (qui invece le foto di tutti i partecipanti):
Negli ultimi sei mesi, ho avuto il piacere di svolgere il ruolo di amministratore del sito web, della newsletter e del blog per la conferenza Changing the Change, che si terrà a Torino nei giorni 10-11-12 Luglio 2008:
Questa conferenza rappresenta un evento sociale di rilevanza internazionale per studiare come il design (ed in particolare la ricerca di design) possa aiutare la società a cambiare la propria direzione verso la direzione della sostenibilità. In questi mesi la conferenza è stata preceduta da una newsletter, che potete leggere sul sito principale e commentare nel blog.
Grazie a Stefano Mizzella, abbiamo una intervista (in italiano) con Gianandrea Giacoma riguardo a Sci(bzaar)net che riassume i temi principali e le conclusioni dell’evento. L’intervista può essere letta nell’ultimo numero della rivista 7thfloor e qui su Scribd:
Un brevissimo report da Sci(bzaar)net, una settimana dopo.
Prima di tutto, grazie a Gian per l’opportunità che mi ha offerto. Partecipare alla fase di organizzazione (anche se solo online, costruendo il sito web dell’evento) e all’evento vero e proprio è stata una opportunità per apprendere molte cose su come sia possibile cercare di dare spazio ad un dialogo aperto tra personalità molto differenti (ricercatori, blogger, designer, creativi, psicologi, giornalisti, programmatori)…conoscenze che spero di poter mettere in pratica anche quando sarò il facilitatore di uno dei gruppi di lavoro dell’evento UrbanLabs.
L’evento si è tenuto nel Laboratorio Modelli della Scuola Politecnica di Design, e sebbene io non abbia studiato qui ma al Politecnico di Milano, ho ritrovato l’atmosfera degli anni universitari e soprattutto il clima di attivazione, del gettare le basi per progetti collettivi che solo un laboratorio modelli (con tutti i suoi strumenti e tavoli da lavoro) poteva ben esemplificare.
Ecco le foto dell’evento scattate da me e da altri partecipanti, su Flickr:
Per chi non ha potuto partecipare, sul sito dell’evento sono stati pubblicati i video degli interventi; qui potete trovare il testo del brainstorming finale (e qui i video relativi). Infine vi consiglio di leggere il post di Bonaria Biancu che sintetizza benissimo gli interventi che si sono susseguiti inserendoli all’interno di un discorso complessivo coerente.
Per tutti i video e i post dei singoli autori riguardo all’evento potete consultare il sito ufficiale dell’evento Sci(bzaar)net, che rimarrà come piattaforma di discussione collettiva sull’incrocio tra Internet, Ricerca Scientifica, Divulgazione Scientifica e Open Culture.
È stato sicuramente un successo ed un evento importante: la forma organizzativa particolare (a metà tra BarCamp e conferenze più tradizionali) e la eterogeneità dei componenti hanno mostrato di saper dare un valore aggiunto all’incontro e alla discussione. Raramente capitano occasioni di confronto su questi temi e poter conoscere di persona altri blogger o persone che stanno dietro a nuovi esperimenti è sempre un piacere.
Colgo l’occasione per sintetizzare il mio contributo e alcune brevi riflessioni scaturite dal brainstorming. Come potete immaginare, io ho partecipato in quanto “esperto di Open Culture” e di Ricerca/Divulgazione Scientifica. L’idea principale che ho voluto condividere con i partecipanti consiste nel pensare la Open Culture non come un semplice insieme di pratiche di pubblicazione (“pubblicare un determinato contenuto con una determinata licenza”) ma come una vera e propria filosofia che basa il suo essere su sistemi complessi e sulla loro facilitazione. Open Culture non significa solo usare una licenza Creative Commons: significa facilitare un sistema che condivida e riutilizzi le informazioni in maniera autonoma. Pensare a iniziative Open in maniera riduzionista, solo come l’utilizzo di una determinata licenza, non può che portare al fallimento.
Possiamo quindi studiare come facilitare sistemi complessi che seguano dinamiche Open Peer-to-Peer, e immaginare quali attività della ricerca e divulgazione scientifica (definizione della ipotesi, definizione della ricerca, raccolta dati, analisi dei dati, elaborazione dei risultati, pubblicazione, ecc.) possano essere aperte verso questi sistemi.
Uno dei dubbi espressi più frequentemente durante Sci(bzaar)net riguarda l’opportunità di condividere le proprie ricerche (Open Access), quando poi altre persone potrebbero prenderne tutti i vantaggi economici e aumentando i problemi per chi svolge le ricerche. Certamente, se consideriamo la ricerca e divulgazione scientifica con parametri pre-Open Culture, ossia come attività basate sul copyright come strumento di appropriazione di benefici dalle proprie informazioni all’interno di una economia di mercato. Ma ormai sappiamo come le forme organizzative Open Peer-to-Peer si basino su forme che spaziano tra economie di mercato ed economie del dono, protezione della proprietà intellettuale e condivisione delle informazioni. Possiamo quindi immaginare nuove forme organizzative in grado di assicurare le risorse economiche necessarie a chi svolge ricerche scientifiche.
In questa direzione, si aprono innumerevoli opportunità e diversità di forme organizzative: la prima proposta è quella di Andrea Gaggioli che propone un servizio di crowdfunding.
Spero che questa direzione possa essere studiata ulteriormente su Sci(bzaar)net.
Per finire, non potevano mancare la presentazione ed il video del mio intervento (che trovate anche sul sito dell’evento qui):
Massimo Menichinelli:
Hi Jorge,
thank you very much for your comment! It will be a pleasure to collaborate, I hope openp2pdesign.org will be helpful for ...
JT:
Hi, Massimo
I've been keeping an eye on this interesting project for months, waiting for the best moment for me to jump in and start...
OPEN SOURCE - Pearltrees:
[...] Open P2P Design Workshop: Singapore 2009 The core idea of Open P2P Design is that an Open Source community is not only the publi...